Archivio per Novembre 2008

Napoli: Storia di Secondigliano

Novembre 30, 2008

Pochi sanno che anche la degradata periferia a nord di Napoli può vantare una storia ricca e gloriosa, testimoniata anche dalla presenza di monumenti e opere architettoniche di grande pregio. I quartieri a nord di Napoli riempiono troppo spesso le pagine di cronaca nera dei giornali locali e nazionali ma ciò non ha impedito a numerosi studiosi, napoletani e non, di interessarsi alla storia di quartieri come Secondigliano, Miano, San Pietro a Paterno, etc, portando alla luce interessantissimi spunti d’indagini sulla storia dei casali napoletani. I casali rurali sono stati infatti il nucleo originario di interi quartieri dell’aerea napoletana, oggi erroneamente considerati “periferia”, quasi come se questi non avessero altra storia se non quella delle violenze che quotidianamente vi si consumano. Secondigliano è un esempio di questa “trasformazione”. L’ origine del nome “Secondigliano” è tuttora incerta. Secondo alcuni deriverebbe dalla famiglia dei Secondilli, che qui stabilì la propria dimora, secondo altri dai colli Secondilli che circondano la città da nord-est a nord-ovest. Altri ancora ritengono che il nome derivi dalla collocazione del quartiere all’altezza del secondo miglio della via Atellana (secundum milla).

La prima citazione documentale ufficiale risale al 10 Ottobre 1113. Il documento cita un contratto d’affitto di un fondo posto in “Villa Secundillani“. Altri documenti, riportanti il nome “Secondilianum” e “Secundillanum“, risalgono invece al regno di Carlo D’Angiò e di Carlo II ma di essi non si trova alcuna notizia fra i casali di Napoli sotto l’imperatore Federico II. Nella santa visita dell’arcivescovo del 1542 viene citato il “casale Secondigliani“.

Nei periodi della dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese, Secondigliano, pur essendo Casale, non aveva né le caratteristiche architettoniche né urbanistiche di un vero e proprio Casale regio, caratteristiche che assumerà solo in età vicereale, verso la fine del 1500 e l’inizio del 1600 dopo l’apertura della strada di Capodichino, che renderà Secondigliano accessibile anche dalla pianura. L’economia dell’antico casale si basava soprattutto sull’agricoltura e la vita quotidiana era regolata da rapporti di tipo feudale.

Nel corso del 1600 anche Secondigliano, come gli altri Casali di Napoli, si trasformò in Universitas, unità amministrativa indipendente governata da assemblee popolari. Il casale riforniva gran parte della città di frutta, vino, grano, ortaggi, cereali grazie alle sue fertilissime campagne a 150 mt. di altitudine. Particolarmente fiorente era la coltivazione del gelso da cui si ricavava seta di eccelsa qualità. Dall’allevamento dei maiali e dalla macellazione delle carni si ricavava il rinomato “salame di Secondigliano”, la cui ricetta è andata perduta nel corso dei secoli.

Agli inizi del 1800 le Universitas, istituzioni ormai obsolete, furono abolite e convertite in comuni autonomi.

Nel 1925 Secondigliano fu annesso al Comune di Napoli, acquistando sempre di più i caratteri della “periferia”. Fino agli anni ‘50 però il quartiere conservò le sue caratteristiche di borgo rurale, divenendo meta di scampagnate, preferita dalle famiglie napoletane per l’aria salubre e la presenza di numerose trattorie. Causa del degrado che ancora oggi affligge il quartiere è stata l’edilizia selvaggia degli anni ‘60, che ha reso Secondigliano zona di edilizia popolare ove confinare i ceti più bassi, distruggendone le rimanenti aree verdi.

Scritto da Franco Spada e Nando Merisi per Bella Napoli, il turismo e la cultura di Napoli …fatti da voi!

Napoli: Storia di Secondigliano

Novembre 30, 2008

Pochi sanno che anche la degradata periferia a nord di Napoli può vantare una storia ricca e gloriosa, testimoniata anche dalla presenza di monumenti e opere architettoniche di grande pregio. I quartieri a nord di Napoli riempiono troppo spesso le pagine di cronaca nera dei giornali locali e nazionali ma ciò non ha impedito a numerosi studiosi, napoletani e non, di interessarsi alla storia di quartieri come Secondigliano, Miano, San Pietro a Paterno, etc, portando alla luce interessantissimi spunti d’indagini sulla storia dei casali napoletani. I casali rurali sono stati infatti il nucleo originario di interi quartieri dell’aerea napoletana, oggi erroneamente considerati “periferia”, quasi come se questi non avessero altra storia se non quella delle violenze che quotidianamente vi si consumano. Secondigliano è un esempio di questa “trasformazione”. L’ origine del nome “Secondigliano” è tuttora incerta. Secondo alcuni deriverebbe dalla famiglia dei Secondilli, che qui stabilì la propria dimora, secondo altri dai colli Secondilli che circondano la città da nord-est a nord-ovest. Altri ancora ritengono che il nome derivi dalla collocazione del quartiere all’altezza del secondo miglio della via Atellana (secundum milla).

La prima citazione documentale ufficiale risale al 10 Ottobre 1113. Il documento cita un contratto d’affitto di un fondo posto in “Villa Secundillani“. Altri documenti, riportanti il nome “Secondilianum” e “Secundillanum“, risalgono invece al regno di Carlo D’Angiò e di Carlo II ma di essi non si trova alcuna notizia fra i casali di Napoli sotto l’imperatore Federico II. Nella santa visita dell’arcivescovo del 1542 viene citato il “casale Secondigliani“.

Nei periodi della dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese, Secondigliano, pur essendo Casale, non aveva né le caratteristiche architettoniche né urbanistiche di un vero e proprio Casale regio, caratteristiche che assumerà solo in età vicereale, verso la fine del 1500 e l’inizio del 1600 dopo l’apertura della strada di Capodichino, che renderà Secondigliano accessibile anche dalla pianura. L’economia dell’antico casale si basava soprattutto sull’agricoltura e la vita quotidiana era regolata da rapporti di tipo feudale.

Nel corso del 1600 anche Secondigliano, come gli altri Casali di Napoli, si trasformò in Universitas, unità amministrativa indipendente governata da assemblee popolari. Il casale riforniva gran parte della città di frutta, vino, grano, ortaggi, cereali grazie alle sue fertilissime campagne a 150 mt. di altitudine. Particolarmente fiorente era la coltivazione del gelso da cui si ricavava seta di eccelsa qualità. Dall’allevamento dei maiali e dalla macellazione delle carni si ricavava il rinomato “salame di Secondigliano”, la cui ricetta è andata perduta nel corso dei secoli.

Agli inizi del 1800 le Universitas, istituzioni ormai obsolete, furono abolite e convertite in comuni autonomi.

Nel 1925 Secondigliano fu annesso al Comune di Napoli, acquistando sempre di più i caratteri della “periferia”. Fino agli anni ‘50 però il quartiere conservò le sue caratteristiche di borgo rurale, divenendo meta di scampagnate, preferita dalle famiglie napoletane per l’aria salubre e la presenza di numerose trattorie. Causa del degrado che ancora oggi affligge il quartiere è stata l’edilizia selvaggia degli anni ‘60, che ha reso Secondigliano zona di edilizia popolare ove confinare i ceti più bassi, distruggendone le rimanenti aree verdi.

Scritto da Franco Spada e Nando Merisi per Bella Napoli, il turismo e la cultura di Napoli …fatti da voi!

La storia dell’Umbria… radice antichissime!

Novembre 30, 2008

Anticamente ricca di corsi d’acqua e di amena vegetazione, l’Umbria è stata meta di numerose migrazioni che hanno origine fin dal Paleolitico. Popolazioni provenienti dal nord o stanziali, hanno abitato questa regione posta al centro dell’Italia, in posizione favorevole per scambi commerciali e traffici di diverso genere.

In età del ferro gli Umbri, popolo di origine indoeuropea, occupavano la sponda orientale mentre gli Etruschi, popolo probabilmente più “giovane” rispetto agli Umbri, occupavano la parte occidentale. L’antica divisione, che sfociò spesso in aperto antagonismo, fra i due popoli è ancora testimoniata dalle tracce storiche, culturali, etniche e urbanistiche delle due zone. Nelle importantissime Tavole Eugubine, risalenti al II sec. a.C. e redatte in Latino ed Etrusco, è contenuta una fondamentale testimonianza della superiorità politica e religiosa di cui godevano nel VII sec. a.C. le città etrusco-tiberine (Orvieto e Perugia).

La storia dell’Umbria prosegue poi con i Romani che furno i primi ad imporsi contemporaneamente sulle due popolazioni, conquistando l’intera regione e soffocando un vano tentativo di difesa armata attuato da Umbri e Etruschi con i loro alleati Galli e Sanniti. Nel 299 a.C. i Romani fondarono la colonia di Narni, mentre nel 241 a.C. fu la volta di Spoleto. Grazie alla tolleranza con cui trattarono le popolazioni locali, i Romani si assicurarono la lealtà di queste quando si rese necessario fermare l’avanzata di Annibale nel 217 a.C.

Grande fattore di sviluppo per la regione fu la costruzione, sempre ad opera dei Romani, della via Flaminia, che collegava Roma all’alto Adriatico, risalendo la valle tiberina. Un nuovo focolaio di rivolta però divampo a seguito di malcontenti legati alla distribuzione agraria delle terre destinate ai veterani di Cesare e Ottaviano. Nel 40 a.C. Ottaviano fu costretto ad assediare e distruggere Perugina, per poi curarne la ricostruzione.

Sotto Augusto l’Umbria visse un periodo di grande prosperità culturale e economica. Alcune zone furono bonificate, altre furono elette a residenza di ricchi patrizi, che vi insediarono grandi latifondi. Attorno alle centuriazioni, sorsero borghi e le città si arricchirono di grandi opere pubbliche.

In epoca tardoantica, sotto Diocleziano, una riforma voluta dall’imperatore dissolse il confine naturale del Tevere tra Etruria e Umbria, costituendo un’unica regione chiamata Tuscania.

A partire dal XIV sec. però, la difficoltà a reggere la concorrenza commerciale delle città toscane e marchigiane affacciate sul mare e diverse tensioni sociali fecero sì che in molte città presero piede le Signorie. In questo periodo non furono poche le ribellioni contro il potere dei Papi e nella prima metà del XV il Signore di Perugia Braccio da Montone sottomise le città di Foligno, Todi, Assisi e giunse fino a Roma. Morto Braccio nel 1424, la Chiesa iniziò la riconquista dell’Umbria, restaurando il suo potere su Perugina nel 1540. Solo Gubbio rimase nelle mani del Duca di Urbino.

L’Umbria fu così ridotta ad una semplice provincia dei territori della Chiesa fino al 1860, quando fu incorporata dalle truppe piemontesi nel neonato stato italiano, facendola ritornare alla sua originaria identificazione storico-territoriale romana come regione Umbria.

Scritto da Nando Merisi e Franco Spada per Expo Umbria, il turismo e la cultura della verde Umbria …fatti da voi!

La dieta per invecchiare bene… e poco!

Novembre 30, 2008

Invecchiare bene è l’unico modo per vivere a lungo ed una buona dieta è il trucco più importante. Il segreto dell’eterna giovinezza consta di uno stile di vita e un’alimentazione equilibrata. Vivere a lungo non è facile. Il problema principale è come arrivare ad un lungo traguardo in condizioni dignitose. Dunque, un giusto apporto di vitamine e di minerali, un’alimentazione corretta aiuta ad aumentare la vita dell’uomo. La moderna ricerca scientifica ha individuato le regole della longevità: individuazione del giusto apporto di nutrienti, riduzione di calorie, corretta attività fisica e assunzione di antiossidanti.

Abbuffarsi è sbagliato
Per l’organismo è meglio consumare quotidianamente diversi spuntini piuttosto che introdurre pasti abbondanti che forniscono lo stesso numero di calorie. Suddividere le calorie in otto piccoli pasti apporta numerosi vantaggi alla salute. Il corpo presenta delle esigenze diverse a seconda dell’età. Da 0 ai 12 anni i bambini hanno bisogno di molto calcio. Appena nati sono alle prese con la costruzione del loro corpo e il fabbisogno calorico va soddisfatto adeguatamente secondo l’età. Ad un neonato bastano 400 calorie al giorno mentre un bambino di circa tre anni deve assumere 1300 calorie. Dai 13 ai 19 anni l’adolescente ha bisogno di molto ferro in quanto le trasformazioni fisiche sono tantissime. Una dieta ricca e completa di circa 2000 calorie è indispensabile affinché lo sviluppo si compia del tutto. Gli alimenti ideali da assumere durante questa fase sono la car ne rossa, gli ortaggi, le verdure, i legumi, le uova e la frutta. Dai 20 ai 40 anni il fabbisogno di calorie diminuisce dalle 2000 alle 1800 calorie. L’organismo ha bisogno di più vitamine e il corpo impara a utilizzare meglio le calorie grazie alle vitamine coinvolte nel processo vitale. La vitamina E aiuta a mantenersi giovani e tonici mentre la A previene le infezioni. Dai 41 ai 60 anni i nutrizionisti insistono su un maggiore apporto di fibre. Preziose per la loro funzione le vitamine del gruppo B contenute nei cereali integrali, sono ricche di sali minerali. I grassi, invece, sono le sostanze più temute perché contengono colesterolo e minacciano la linea.

Attenzione ai piaceri
Una tazza di caffè rappresenta un desiderio di tutti la cui assunzione si ripete più volte nell’arco della giornata. Ma dopo i 40 anni l’assunzione di caffè tende a eliminare il calcio, alleato prezioso per prevenire l’osteoporosi. Pertanto bisogna ridurre la quantità di caffè ingerito e l’assunzione di alcool che brucia minerali e vitamine. Anche i dolci fuori pasti devono essere evitati.

Scritto da Nando Merisi e Valentina cirillo per Dieta-Dimagrante.com, il portale dedicato alla salute, il benessere e l’abbonanza personale!

La dieta per invecchiare bene… e poco!

Novembre 30, 2008

Invecchiare bene è l’unico modo per vivere a lungo ed una buona dieta è il trucco più importante. Il segreto dell’eterna giovinezza consta di uno stile di vita e un’alimentazione equilibrata. Vivere a lungo non è facile. Il problema principale è come arrivare ad un lungo traguardo in condizioni dignitose. Dunque, un giusto apporto di vitamine e di minerali, un’alimentazione corretta aiuta ad aumentare la vita dell’uomo. La moderna ricerca scientifica ha individuato le regole della longevità: individuazione del giusto apporto di nutrienti, riduzione di calorie, corretta attività fisica e assunzione di antiossidanti.

Abbuffarsi è sbagliato
Per l’organismo è meglio consumare quotidianamente diversi spuntini piuttosto che introdurre pasti abbondanti che forniscono lo stesso numero di calorie. Suddividere le calorie in otto piccoli pasti apporta numerosi vantaggi alla salute. Il corpo presenta delle esigenze diverse a seconda dell’età. Da 0 ai 12 anni i bambini hanno bisogno di molto calcio. Appena nati sono alle prese con la costruzione del loro corpo e il fabbisogno calorico va soddisfatto adeguatamente secondo l’età. Ad un neonato bastano 400 calorie al giorno mentre un bambino di circa tre anni deve assumere 1300 calorie. Dai 13 ai 19 anni l’adolescente ha bisogno di molto ferro in quanto le trasformazioni fisiche sono tantissime. Una dieta ricca e completa di circa 2000 calorie è indispensabile affinché lo sviluppo si compia del tutto. Gli alimenti ideali da assumere durante questa fase sono la car ne rossa, gli ortaggi, le verdure, i legumi, le uova e la frutta. Dai 20 ai 40 anni il fabbisogno di calorie diminuisce dalle 2000 alle 1800 calorie. L’organismo ha bisogno di più vitamine e il corpo impara a utilizzare meglio le calorie grazie alle vitamine coinvolte nel processo vitale. La vitamina E aiuta a mantenersi giovani e tonici mentre la A previene le infezioni. Dai 41 ai 60 anni i nutrizionisti insistono su un maggiore apporto di fibre. Preziose per la loro funzione le vitamine del gruppo B contenute nei cereali integrali, sono ricche di sali minerali. I grassi, invece, sono le sostanze più temute perché contengono colesterolo e minacciano la linea.

Attenzione ai piaceri
Una tazza di caffè rappresenta un desiderio di tutti la cui assunzione si ripete più volte nell’arco della giornata. Ma dopo i 40 anni l’assunzione di caffè tende a eliminare il calcio, alleato prezioso per prevenire l’osteoporosi. Pertanto bisogna ridurre la quantità di caffè ingerito e l’assunzione di alcool che brucia minerali e vitamine. Anche i dolci fuori pasti devono essere evitati.

Scritto da Nando Merisi e Valentina cirillo per Dieta-Dimagrante.com, il portale dedicato alla salute, il benessere e l’abbonanza personale!

Assicurazioni: le polizze vita

Novembre 30, 2008

Destinare una parte dei propri risparmi per la costruzione di una pensione integrativa è diventato sempre più un imperativo per l’Italia. Per i giovani di oggi non è infatti pensabile arrivare all’età della pensione senza un qualche strumento integrativo che vada a compensare la rendita garantita dallo Stato. Il modo più tradizionale e semplice per costruirsi una rendita aggiuntiva consiste nella sottoscrizione di una polizza vita. La polizza vita si è evoluta nel tempo: dalle iniziali forme tradizionali si è passati a strumenti più complessi con maggiori contenuti in termini finanziari, come ad esempio le polizze vita “unit linked” e “index linked“, ancorate all’andamento di particolari indici azionari.

Come funziona la polizza vita

La polizza vita è un contratto particolare stipulato tra un privato (il contraente) e una compagnia di assicurazione. In cambio del pagamento di una determinata somma di denaro, la compagnia di assicurazione si impegna, ad una data prestabilita, a corrispondere una rendita o un capitale. La somma di denaro che l’assicurato versa alla compagnia di assicurazione viene definita “premio” e rappresenta la remunerazione della società assicuratrice per il rischio che si assume. Quattro sono i soggetti che danno forma alla polizza vita: 1)la società di assicurazione; 2)il contraente, ovvero colui che stipula il contratto; 3)l’assicurato, la persona, cioè, a cui è riferito l’evento; 4)il beneficiario, ovvero colui che, al verificarsi di un determinato evento, ha diritto a ricevere la prestazione.

Come si sviluppa il premio. Come già detto in precedenza, la polizza vita prevede il pagamento di un premio. A seconda dei tipi di polizza, il pagamento avviene in un’unica soluzione al momento della stipula del contratto (premio unico), oppure attraverso versamenti periodici con scadenza annuale (premio ricorrente) per una certa durata. Esistono poi anche polizze a premio unico ricorrente: sono polizze molto flessibili che consentono, anziché impegnarsi in un versamento unico una tantum di grosso importo, di effettuare più versamenti con una frequenza scelta dall’assicurato e per un importo fissato di volta in volta. Al momento della sottoscrizione del contratto è senz’altro importante informarsi se il premio è al lordo o al netto dei caricamenti, dei costi accessori e delle imposte.

Rendita o capitale? In cambio del versamento del premio da parte del contraente la compagnia assicuratrice si impegna al versamento a una data stabilita, di un capitale o di una rendita. Optando per il capitale si ottiene dalla compagnia assicuratrice il versamento in un’unica soluzione di quanto maturato negli anni in base ai premi versati; chi sceglie invece la rendita, si assicura un vitalizio per il resto della propria esistenza o per un periodo prefissato. Come scegliere tra le due alternative? Dipende dalle necessità finanziarie del singolo e dalle motivazioni che lo hanno portato a sottoscrivere una polizza. Nella decisione finale rientrano anche motivazioni di carattere fiscale, perché il fisco riserva un trattamento diverso a seconda che si tratti di capitale o rendita.

Simone Ricci per Soldoni.it, sito di approfondimento dedicata all’economia, alla finanza e alla borsa italiana

Origine e storia del lago di Bolsena

Novembre 30, 2008

Il Lago di Bolsena è nato in seguito ad un esplosione vulcanica. In origine l’apparato vulcanico del Vulsinio era costituito da sette crateri. Dopo l’esplosione lavica, uno di essi crollò su se stesso formando una caldera di proporzioni enormi che successivamente fu ricoperta dalle acque. Le stesse acque che oggi formano quello che da tutti è conosciuto come il lago di Bolsena. Sono tutt’oggi ancora evidenti tracce degli antichi crateri lungo il fianco dell’isola Bisentina e nella conca di Latera. Le zone circostanti il bacino d’acqua iniziarono ad essere popolato soltanto verso la fine dell’era neolitica, quando cioè, sorsero insediamenti con piccoli villaggi di palafitte. In seguito, fu durante l’età del ferro e successivamente in quella del bronzo che i nuovi insediamenti furono condizionati dalla variazione del livello dell’acqua e dalla posizione della riva.

La storia del lago di bolsena, almeno quella riconosciuta ufficilamente inizia con l’insediamento dei Villanoviani, che diedero vita ai primi centri di Bisenzio e Bolsena. Nel corso del tempo i due borghi raggiunsero benessere e ricchezza. Ciò è ampiamente dimostrato dai diversi reperti rinvenuti. Con l’avvento degli Etruschi, invece, il lago visse un periodo di grande splendore con l’edificazione del Fanum Voltumnae, un santuario che ospitava ogni anno i rappresentanti delle dodici città della Confederazione Etrusca. Proprio durante questi anni si consumava lo scontro tra le due città, guerra che sarà poi vinta dai Volsini. Nel 664 a.C i Romani occuparono Volsini e rasero al suolo Visentum. Dopo l’assedio, le due città furono completamente ricostruite per assurgere a municipia. Plinio cita il lago nell’opera “Naturalis Historia” mentre nel III secolo Santa Cristina ne verrà proclamata patrona.

Nel Medioevo fecero la loro comparsa i Longobardi e i Saraceni che, in diverse occasioni, saccheggiarono con le loro armi i centri urbani più importanti. In seguito al saccheggio di Bolse, i suoi abitanti decisero di salvare le spoglie di Santa Cristina portandole sull’isola Martana. La distruzione di Bisanzio portò allo spostamento della sede vescovile a Castro. Nel frattempo sull’isola Martana, Teodato, il re goto, imprigionò e uccise Amalasunta, figlia di Teodorico. Dal XII secolo il lago venne conteso dai comuni di Viterbo, Orvieto e dalla Chiesa. Fu Clemente VI a portare il lago sotto il controllo diretto del Papato. Tale situazione spinse, però, gli abitanti sul piede di guerra, scatenando ribellioni. Quando il Papa fece ritorno a Roma, dopo la cattività avignonese, riuscì a consolidare i propri domini nella zona del lago. Nel frattempo la città di Montefiascone divenne rifugio di numerosi pontefici. Nel 1537 Papa Paolo III affidò il ducato di Castro a Pier Luigi Farnese, suo figlio. Qui sorsero residenze delle maggiori famiglie nobili romane. Con la caduta di Castro, il lago tornò ad essere di proprietà della Chiesa.

Franco Spada di Lago di Bolsena: autore, ideatore e creatore del portale dedicato ad uno dei più grandi laghi italiani

Taglio del nastro del Capri Art Film Festival

Novembre 29, 2008

Scalda i motori il Capri Art Film Festival, la rassegna di cinema, teatro, musica e letteratura interamente incentrata sul tema della Diversità, giunta alla sua terza edizione, che animerà l’isola di Capri dal 15 al 18 Aprile 2009.

Dopo l’incredibile successo di critica e pubblico delle due passate edizioni, l’associazione Capri Film Festival, organizzatrice dell’evento, ha pubblicato sul proprio sito ufficiale (http://www.capriartfilmfestival.com), il bando per le iscrizioni per “CortoinCapri”, il concorso di cortometraggi incentrato sul tema della Diversità che ogni anno vede la partecipazione di giovani registi, di massimo 30 anni, provenienti da tutta Italia.

Il bando per l’invio dei lavori scadrà il 1 Aprile 2009. Poi sarà una giuria tecnica a scegliere i 10 finalisti che gareggeranno nella finale caprese per i premi di miglior cortometraggio, di miglior regia, di miglior sceneggiatura e per il premio Axel Munthe, assegnato dagli studenti delle scuole dell’isola di Capri.

Anche quest’anno la giuria per la finale vedrà la partecipazione di personaggi di primo piano del mondo del cinema, della cultura e dello spettacolo italiani accompagnati dal presidente onorario della kermesse Liliana Cavani.

Ufficio stampa:
info@capriartfilmfestival.com
Teodorico Boniello: 3389253287
Antonino Esposito: 3491583890

Nuove sezioni sul sito di Bonapace Accomodation, il b&b del centro storico di Napoli

Novembre 29, 2008

Nuove sezioni su www.bonapaceaccomodation.com, il sito del Bed and Breakfast di Porta Nolana, a Napoli, Bonapace Accomodation.

Il sito progettato per essere chiaro e di facile fruizione, adatto sia per un utenza italiana che estera, con contenuti disponibili sia in italiano che in inglese, che amplia il ventaglio di informazioni disponibili per i turisti, che da oggi potranno ricevere informazioni nelle dettagliate guide turistiche che questo bed breakfast napoli, ha recentemente messo in linea.

Guide di Napoli dei principali siti d’interesse turistico presenti in questa splendida città, ma anche informazioni sul Vesuvio, su Pompei, Ercolano e le più belle località turistiche dell’hinterland partenopeo.

Il sito web si arricchisce quindi sempre di più, ma senza rendere in alcun modo difficoltosa la ricerca di informazioni per chi cerca, al centro storico, un b&b Napoli raffinato, accogliente e confortevole come Bonapace Accomodation. L’utente, infatti, viene accompagnato all’interno delle varie sezioni in modo chiaro ed intuitivo e secondo criteri commercialmente utili.

Da segnalare la sezione virtual tour, che permette di viaggiare virtualmente all’interno della struttura, visualizzando alcune le sei confortevoli camere, di cui tre con angolo cottura, la reception e gli altri ambienti. All’interno del sito, inoltre sono facilmente visualizzabili i dintorni della struttura, che si trova a pochi passi dal centro storico di Napoli e delle stazioni sia della Circumvesuviana che delle Ferrovie dello Stato.

Il residence Napoli Bonapaace Accomodation, è quindi facilmente raggiungibile e perfettamente collegato alla rete mobilità della città e, di conseguenza non solo ai siti di interesse turistico di Napoli ma anche della provincia. A pochi minuti di circumvesuviana, infatti, si trovano le città di Pompei ed Ercolano.

E’ possibile, inoltre, richiedere informazioni on line, sia sulle disponibilità che sul listino prezzi e sulle varie offerte messe a disposizione dai responsabili.

Responsabili che, conoscendo alla perfezione la città di Napoli e la sua provincia, hanno trovato giusto redigere una serie di guide turistiche sia sulla città di Napoli che sulle principali città d’interesse turistico.

  1. Napoli: le sue strade, i suoi monumenti, le sue tradizioni e le sue leggende, i ristoranti, i luoghi di ritrovo giovanile, le vie dello shopping, e molto altro
  2. il Vesuvio: croce e delizia di ogni napoletano, la sua storia, le più belle immagini, la sua furia, il suo cuore ancora ardente…
  3. Pompei ed Ercolano città distrutte e rinate dalle proprie ceneri, che accolgono ogni anno migliaia di turisti, mostrando loro una storia gloriosa, seppellita da metri di lava ardente e ceneri, nel 79 d.C., dopo l’esplosione del Vesuvio, e riportate alla luce narranti secoli di infinito splendore.

La posizione strategica di Bonapace Accomodation, permette a chiunque decida di soggiornarvi, di raggiungere con i mezzi pubblici ed in pochi minuti queste spendide loclità che hanno fatto di Napoli e della sua provincia

ADP supporta le pmi italiane con l’outsourcing delle risorse umane

Novembre 29, 2008
ADP è una multinazionale americana quotata a New York, con più di 9 miliardi di dollari di fatturato e 560.000 clienti in tutto il mondo. Si occupa della gestione amministrativa del personale aziendale: gestisce in outsourcing gli stipendi, i benefit, le pensioni, gli straordinari, i periodi di malattia e tutti gli altri aspetti contrattuali legati ai lavoratori dipendenti. Presente anche in Italia, dove si occupa del pagamento di circa 600.000 stipendi ogni mese, ADP è dotata di una ampia visione del mondo del lavoro a livello globale. L’outsourcing dell’amministrazione del personale garantita da ADP non consente soltanto di risparmiare sul versante dei costi, ma anche di avere un costo fisso, prevedibile e relativamente contenuto ogni mese dell’anno. Inoltre, per le aziende clienti, non ci sono costi imprevisti e straordinari, non si incorre in multe per avere presentato una documentazione non più conforme alle normative o oltre le scandenze stabilite. Grazie al servizio dell’ADP, il direttore del personale aziendale non deve più occuparsi di pagare gli stipendi, ma può dedicarsi a operazioni più strategiche. Il costo aggiuntivo di un nuovo dipendente diventa prevedibile, è proporzionale e non più esponenziale: infatti, oltre un certo numero di dipendenti, l’azienda non è più costretta ad assumere nuove risorse umane da inserire nell’ufficio amministrativo. Infine, se un’impresa opera all’estero, molto spesso, pagare gli stipendi diventa un’operazione complessa e molto rischiosa, mentre per l’outsourcer, specialmente per un soggetto internazionale come ADP, ciò non comporta problemi di sorta. ADP sviluppa e consolida nuove modalità per la gestione amministrativa esterna delle risorse umane, in un’ottica di innalzamento della performance aziendale: un link concreto tra gestione amministrativa puntuale e contenimento dei costi, aspetti sempre più centrali per la vita dell’azienda moderna.